sabato 29 novembre 2014

Infezioni bocca neonato

Il mughetto del lattante

Il Mughetto è un'infezione mi
cotica causata da un fungo che si chiama Candida Albicans (lo stesso che provoca le irritazioni da pannolino e la candida vaginale) che colpisce i neonati, soprattutto nei primi sei mesi di vita che si contrae, solitamente, al momento della nascita, attraverso il passaggio dal canale del parto.
Si manifesta con la comparsa in bocca, sulla lingua, sulle gengive, nell'interno delle guance e, talvolta, sulle labbra, di puntini e chiazze biancastre che, a differenza dei residui di latte, non si esportano facilmente e che, se rimosse, lasciano intravedere una mucosa sottostante infiammata che può, in alcuni casi, anche sanguinare.



Come intervenire:

Il Mughetto non è, generalmente, pericoloso e tende a scomparire da sé dopo qualche settimana. Per evitare, però, problemi e, soprattutto, perché l'infezione, come talvolta succede, non renda difficoltosa per il bambino la poppata, è bene intervenire tempestivamente procedendo nel seguente modo:

dopo ogni poppata, sia nel caso di allattamento al seno sia in caso di allattamento artificiale, pulitegli la bocca con una garza sterile imbevuta in una soluzione fisiologica (va bene anche una soluzione a base di acqua e bicarbonato preparata aggiungendo un cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere di acqua bollita).
Nel caso in cui il problema non dovesse risolversi, in farmacia sono in vendita farmaci antimicotici liquidi o in gel da somministrare più volte al giorno fino alla completa guarigione (devono essere, però, prescritti dal pediatra).
In caso di febbre alta, vomito, tosse o diarrea rivolgersi immediatamente al proprio medico di fiducia per una diagnosi approfondita e per la scelta della terapia migliore da seguire.

L'importanza dell'igiene

Come molte delle infezioni che colpiscono il neonato, anche il mughetto, che come dicevamo sopra viene spesso contratto in seguito al passaggio dal canale del parto, si previene mantenendo sempre elevato il livello igienico sia per quanto riguarda la pulizia del suo copro, sia per ciò che concerne la sterilizzazione delle cose e degli oggetti che lo riguardano. Ecco, dunque, qualche buona norma di comportamento cui attenersi nella cura del bebè: 
prima di ogni poppata, sia al seno che con il biberon, lavarsi con cura le mani spesso veicoli di virus e batteri
Durante l'allattamento al seno, sarebbe opportuno aumentare le cure normalmente dedicate al proprio seno. I capezzoli dovranno sempre essere puliti e perfettamente asciutti prima di ogni poppata.
Se il piccolo viene allattato tramite biberon, dopo ogni poppata non è sufficiente lavare la bottiglia, ma occorre sterilizzare con cura le tettarelle utilizzando l'apposito sterilizzatore. Stessa cosa dicasi per i ciucci che andrebbero cambiati spesso e puliti con cura.

venerdì 28 novembre 2014

Raffreddore,sintomi e trattamento

Il raffreddore comune, o più semplicemente raffreddore, è una rinofaringite acuta infettiva virale causata solitamente da Rhinovirus.

È un'affezione infettiva, generalmente non grave, delle prime vie respiratorie e in particolare del naso e della gola. I sintomi del raffreddore comune comprendono starnuti, produzione abbondante di muco, congestione nasale, catarro e mal di gola, tosse, mal di testa, sensazione di stanchezza.

Si tratta della malattia umana più comune; infetta gli adulti in media 2-4 volte l'anno e i ragazzi in età scolare fino a 12 volte l'anno. In talune popolazioni, non è raro incontrare tassi di infezione superiori a 3 all'anno per persona.


Il raffreddore comune è distinto dall'influenza, che è un'infezione virale più seria del tratto respiratorio, caratterizzata dall'insorgenza di ulteriori sintomi quali un rapido innalzamento della temperatura, brividi di freddo, dolori muscolari. Per quanto il raffreddore comune in sé non sia generalmente rischioso per la vita del paziente, le sue complicazioni (quali la polmonite) possono esserlo.

Trasmissione

Il virus del raffreddore comune si trasmette tipicamente attraverso goccioline presenti nell'aria (aerosol), tramite il contatto diretto con oggetti o secrezioni nasali infette. Non è ancora stato stabilito quale sia, tra queste vie, quella di primaria importanza.I virus possono sopravvivere per periodi prolungati nell'ambiente e possono essere raccolti sulle mani delle persone e successivamente portati verso gli occhi o il naso, dove poi l'infezione può realizzarsi. La trasmissione è facilitata dalla vicinanza di molti bambini, caratterizzati da deboli difese immunitarie e da una scarsa igiene, che si verifica negli asili nido e nelle scuole; una volta contratta la malattia in questi ambienti, i bambini la possono trasmettere, a casa, agli altri membri della famiglia.

Per quanto riguarda i viaggi in aereo, non vi è alcuna prova che il ricircolo dell'aria durante i voli con passeggeri conduca alla trasmissione del virus, tuttavia le persone sedute in prossimità degli impianti sembrano essere a maggior rischio.I raffreddori causati da Rhinovirus risultano più contagiosi durante i primi tre giorni dalla comparsa dei sintomi

Sintomi

I sintomi tipici del raffreddore comprendono tosse, rinorrea, congestione nasale e odinofagia, talvolta accompagnati a dolori muscolari, affaticamento, cefalea e perdita di appetito.Alcuni virus che causano il raffreddore comune possono anche portare a infezioni asintomatiche.Il mal di gola è presente in circa il 40% dei casi e la tosse nel 50%, mentre il dolore muscolare si verifica in circa la metà delle infezioni.

Negli adulti, la febbre non è generalmente presente, ma è comune nei neonati e nei bambini piccoli. La tosse è di solito lieve rispetto all'influenza. Mentre la presenza di tosse e febbre negli adulti indica una maggiore probabilità di influenza, vi è generalmente una grande somiglianza tra queste due condizioni. Il colore dell'espettorato o delle secrezioni nasali può variare dal giallo al verde e non presentare all'analisi microscopica la classe di agenti che ha causato l'infezione.

Il raffreddore solitamente esordisce con stanchezza, infreddolimento, starnuti e mal di testa, seguiti in un paio di giorni da rinorrea e tosse. I sintomi tipici hanno il loro massimo due o tre giorni dopo l'insorgenza dell'infezione e di solito si risolvono in sette-dieci giorni, ma in alcuni casi possono permanere fino a tre settimane. Nei bambini, la tosse dura più di dieci giorni nel 35-40% dei casi e si protrae per più di 25 giorni nel 10%.

Trattamento dei sintomi

I trattamenti che aiutano ad alleviare i sintomi includono l'assunzione di semplici analgesici e antipiretici come l'ibuprofene e il paracetamolo.È stato provato che i medicinali contro la tosse non sono più efficaci degli analgesici semplici e non sono raccomandati per l'uso nei bambini a causa della scarsa efficacia e per i loro potenziali effetti collaterali.Nel 2009, il Canada ha limitato l'utilizzo dei farmaci da banco per la tosse e il raffreddore nei bambini al di sotto dei sei anni, per via delle preoccupazioni riguardanti i possibili rischi e i non provati benefici. L'abuso di destrometorfano, un farmaco da banco per la tosse, ha portato al suo divieto in un certo numero di paesi.

Negli adulti, la rinorrea può essere ridotta grazie all'assunzione di antistaminici di prima generazione. Tuttavia, il loro uso è associato a effetti indesiderati quali la sonnolenza.Gli antistaminici di seconda generazione, invece, non sembrano essere efficaci.[59] I decongestionanti come la pseudoefedrina risultano essere utili, mentre gli spray nasali a base di ipratropio possono ridurre la rinorrea ma sono poco attivi sulla congestione nasale.

Antibiotici e farmaci antivirali

Gli antibiotici non hanno alcun effetto contro le infezioni virali e quindi non hanno alcuna efficacia contro i virus che causano il raffreddore comune.Tuttavia, essi sono ancora frequentemente prescritti.Ciò avviene per vari motivi, quali: le aspettative dei pazienti, il desiderio dei medici di "fare qualcosa" e la difficoltà di escludere eventuali complicazioni che potrebbero essere sensibili agli antibiotici. Non vi sono farmaci antivirali efficaci per il trattamento causale del raffreddore comune, anche se alcune ricerche preliminari hanno dimostrato benefici per alcune molecole.

Trattamenti alternativi

Esistono molti trattamenti alternativi utilizzabili per il raffreddore comune, ma non vi sono sufficienti prove scientifiche per sostenerne l'uso della maggior parte di questi.Ad esempio, al 2010 non vi sono abbastanza evidenze per consigliare o sconsigliare il miele o l'irrigazione nasale. Uno studio ha suggerito che lo zinco, se preso entro 24 ore dalla comparsa dei primi sintomi, riduce la durata e la gravità del raffreddore comune nelle persone sane. A causa delle differenze notevoli tra i diversi studi, ulteriori ricerche si rendono necessarie per stabilire come e quando lo zinco può essere efficace. L'effetto della vitamina C sul raffreddore comune, nonostante le ampie ricerche, appare deludente, con l'esclusione di alcune e limitate circostanze. Le prove circa l'utilità dell'echinacea sono incoerenti.

mercoledì 22 ottobre 2014

Ebola Virus,Sintomi e Cure

Ebola, anche conosciuto come febbre emorragica di Ebola o la malattia virale di Ebola, è una malattia rara e micidiale causata da uno degli sforzi del Virus di Ebola. Questo agente virale è considerare come un agente patogeno del prototipo di febbre emorragica virale, con gli alti tassi di mortalità in esseri umani ed in primati. Il bacino idrico naturale del Virus di Ebola rimane sconosciuto, sebbene i pipistrelli sembrino essere il bacino idrico più probabile.Le Infezioni con il Virus di Ebola sono caratterizzate da soppressione immune e una risposta infiammatoria severa che danneggia vascolare, coagulazione e sistemi immunitari, successivamente con conseguente spurgo, errore multiorgan e scossa. La trasmissione Da uomo a uomo può piombo agli scoppi, che sono iniziati spesso tramite una singola introduzione dal bacino idrico in natura o altro host di estremità.

venerdì 3 maggio 2013

Malattie sessualmente trasmissibili

In medicina, una malattia venerea (o Malattia sessualmente trasmissibile - nota anche con l'acronimo MST) è una malattia infettiva che si trasmette o diffonde principalmente per contagio diretto in occasione di attività sessuali.

Oggi è noto che queste patologie sono in genere causate dalla trasmissione di batteri, virus, parassiti o funghi che passano da un corpo all'altro attraverso il contatto della pelle (o delle mucose genitali) o con liquidi organici infetti (in alcune malattie anche la saliva).
Sebbene la via di contagio sia eminentemente sessuale, talvolta vengono colpiti anche altri organi oltre a quelli genitali e si può arrivare alla morte dell'individuo colpito, o a lesioni permanenti. Inoltre, purtroppo, si possono trasmettere anche dalla madre al feto, durante la gravidanza, o dalla madre al neonato con l'allattamento.

Oggi si presta maggiore attenzione all'informazione su queste problematiche, ed è più facile dotarsi dei mezzi meccanici di prevenzione (ad esempio il profilattico), e si opera per combattere le cause di ostacolo alla prevenzione e alla cura anche in termini di psicologia (sull'individuo affetto), o di morale generale, nell'intento di abbattere il pregiudizio e avvicinare con maggiore naturalezza il paziente al medico e arginare l'ulteriore espansione della patologia.


Malattie sessualmente trasmissibili

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  1. Balanite
  2. Vaginite Da Candida
  3. Candidosi
  4. Epatite B
  5. Epatite C
  6. Gonorrea
  7. Herpes genitale
  8. Infezioni da clamidia
  9. Sifilide
  10. Tabe dorsale
  11. Trichomoniasi vaginale
  12. Virus del papilloma umano
  13. Mollusco contagioso
  14. Condiloma acuminato

giovedì 2 maggio 2013

Infezioni da Condiloma acuminato

Il condiloma acuminato (o verruca genitale, verruca venerea, verruca anale e verruca anogenitale) è una malattia altamente contagiosa a trasmissione sessuale causata da alcuni sottotipi di Papillomavirus umano (HPV). Si sviluppa attraverso il contatto diretto cute-cute durante il sesso orale, genitale, o anale con un partner infetto. Le verruche sono il segno più facilmente riconoscibile dell'infezione genitale da HPV. I tipi 6 e 11 di HPV sono responsabili del 90% dei casi di condilomi genitali. Fra coloro che vengono infettati dal HPV genitale si stima che solo una "piccola percentuale" (tra l'1% e il 5%) sviluppi le verruche genitali. Tutti gli infetti sono invece in grado di trasmettere il virus.
Altri tipi di HPV sono in grado di causare il cancro cervicale e, probabilmente, diversi tipi di cancro anale. Tuttavia è importante sottolineare che i vari tipi di HPV che causano la stragrande maggioranza dei condilomi genitali non sono gli stessi che possono aumentare il rischio di cancro genitale o anale. Alcuni studi hanno verificato che la prevalenza dell'HPV in un dato momento può raggiungere il 27% di tutte le persone sessualmente attive, e sale al 45% nella fascia di età tra i 14 ei 19 anni.

Sintomi

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Le verruche genitali spesso compaiono a grappoli e possono essere molto piccole o possono diffondersi in grandi masse nella regione genitale o sul pene. In altri casi appaiono come steli di piccole dimensioni. Nelle donne si localizzano sui genitali esterni e all'interno della vagina, sulla apertura (cervice) dell'utero, intorno o dentro l'ano . La prevalenza è simile a quella che si ha nel sesso maschile, ma i sintomi possono essere meno evidenti. Quando sono presenti, di solito si vedono molto bene sul glande (la punta del pene). Possono comunque localizzarsi anche sul corpo del pene, sullo scroto, e intorno o dentro l'ano. Raramente, le verruche genitali possono svilupparsi in bocca o nella gola dei soggetti che hanno praticato sesso orale con una partner infetto.
Le particelle virali sono in grado di penetrare attraverso la pelle e le mucose tramite abrasioni microscopiche nella zona genitale, che si verificano durante l'attività sessuale. Una volta che le cellule sono invase da HPV, può verificarsi un periodo di latenza (silente) di mesi o anni, totalmente asintomatico. HPV permane nell'organismo per diversi anni senza dare alcun segno di sé. Copulare con un partner affetto da una infezione latente da HPV e che non dimostra alcuna manifestazione esteriore espone comunque al rischio di contagio. Se un soggetto ha rapporti sessuali non protetti con un partner infetto, c'è una probabilità del 70% che ne venga infettato. Il sistema immunitario cerca di eliminare il virus attivando il sistema delle interleuchine, che reclutano nel processo gli interferoni, i quali rallentano ed inibiscono la replicazione virale.

Trattamento

Non esiste una cura specifica per HPV. Esistono invece metodi per curare le verruche visibili, che vengono trattate per ridurre l'infettività del paziente, anche se non esistono prove di riduzione certa della trasmissione del virus una volta che le verruche siano state rimosse. Le verruche dei genitali possono scomparire anche senza trattamento, ma a volte possono dare luogo a piccoli rilievi di aspetto carnoso. Non c'è modo di prevedere se la verruca si svilupperà o scomparirà. Le verruche a volte possono essere identificate perché si mostrano con un aspetto biancastro che fa seguito all'applicazione di acido acetico. Questo metodo non è tuttavia raccomandato sulla vulva perché sia i microtraumi che zone di infiammazione possono dare luogo al medesimo aspetto, talvolta definito come acetowhite. Sia una lente di ingrandimento che il ricorso alla colposcopia possono essere utilizzati come metodi per aiutare ad identificare piccole verruche. A seconda delle dimensioni, localizzazione ed altri aspetti si consiglia uno specifica strategia di trattamento. Podofilox è il trattamento di prima linea grazie al suo basso costo. Quasi tutti i trattamenti possono potenzialmente causare depigmentazione o cicatrici.



Mollusco contagioso

Il mollusco contagioso è un'infezione virale che causa lesioni papulose della pelle o, occasionalmente, alle mucose. Detto anche, in latino, molluscum contagiosum, traducibile come morbido e contagioso.
È una malattia che colpisce molto più spesso i bambini fino ai 10-12 anni.Il molluscum contagiosum virus (MCV) appartiene alla famiglia Poxviridae, sottofamiglia Chordopoxvirinae, genere Molluscipoxvirus. Il termine pox contenuto nel nome di questi virus, deriva dalle vescicole (in inglese: poxes) prodotte dal virus del vaiolo (smallpox).


Sintomi

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La malattia si manife­sta con papule (lesioni cupoliformi), con un leggero incavo al centro detto “ombelicatura”, che possono essere da un paio fino ad un centinaio e possono situarsi in ogni parte del corpo salvo che sulla pianta dei piedi e sul palmo delle mani. In genere il contagio si può contrarre toccando una parte di una persona che ne è colpita o, per esempio, attraverso asciugamani, accappatoi, equipaggiamenti ginnici condivisi tra più persone.

Trattamento

Il trattamento varia, a seconda del caso bambino/adulto e del numero delle lesioni. Se le papule sono poche si possono asportare in anestesia locale mediante cucchiaio tagliente (curette). Si usano anche disinfettanti allo iodio, oppure si procede alla distruzione delle papule mediante toccature con acidi, oppure anche con altri me­todi come il congelamento e la bruciatura, ma non sui bambini, in quanto pratiche dolorose. Vi sono anche altri trattamenti con farmaci alternativi, per esempio lo ZymaDerm, oppure con farmaci usati normalmente per l’acne come la tretinoina o l'isotretinoina; un altro approccio nuovo è quello di applicare direttamente sulle lesioni farmaci antivirali quali il cidofovir o l’imiquimod. Le pa­pule possono anche scomparire da sole nel giro di 6 mesi-un an­no, ma se molto grosse e infiam­mate possono lasciare cicatrici. Trattandosi di una malattia infet­tiva e virale che si trasmette da uo­mo a uomo, è richiesta la massima prudenza da parte di chi è affetto dalla malattia, al fine di diminuire il pericolo di contagio di terze persone. Il riconoscimento preco­ce è di grande importanza sia per il trattamento sia per il conteni­mento del contagio verso gli altri. Spesso si osserva un ri­tardo nella diagnosi e nella cura, dovuto al fatto che le lesioni solitamente non sono né dolorose né pruriginose, e quindi, a prescindere dall'aspetto estetico, non causano disturbo.

Infezioni da clamidia

Con il termine infezioni da clamidia si indicano una varietà di patologie causate nell'uomo da un batterio gram-negativo, Chlamydia trachomatis. Si tratta di infezioni trasmesse per via sessuale, fra loro il linfogranuloma venereo, la malattia infiammatoria pelvica e il tracoma.
La trasmissione avviene per contagio interumano, sia per via sessuale che nel parto.





Sintomi

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Le infezioni sessuali, nelle donne, risultano asintomatiche nel 75% dei casi mentre negli altri casi si comporta come una sindrome essudativa, con uretrite nel maschio e cervicite nella donna. In una seconda fase l'infezione può estendersi al tratto genitale.
I sintomi possono risultare comunque difficili da individuare (es. nicturia saltuaria, sensazione di tensione nella regione perineale o prurito sui genitali), fino a quando non si manifestano casi evidenti di uretriti o prostatiti. Nella donna si può arrivare anche a salpingite e malattia pelvica infiammatoria, con conseguenze anche gravi quali infertilità, poliabortività o gravidanza ectopica.
L'infezione neonatale, contratta durante il passaggio del feto nel canale del parto infetto, insorge con una frequenza del 30-40%. Fino alla metà dei neonati infetti presenta segni di patologia oculare (congiuntivite purulenta) e circa il 10-20% sviluppa una grave pneumopatia interstiziale infantile.

Diagnosi


La diagnosi delle infezioni da clamidie non può prescindere dall'apporto del laboratorio, poiché l'anamnesi e l'esame obiettivo non sono sufficienti per la diagnosi eziologica. L'indagine microbiologica si avvale principalmente della ricerca delle clamidie nel materiale patologico (diagnosi diretta). A questo riguardo, di fondamentale importanza è la corretta raccolta dei campioni da sottoporre a indagine al fine di acquisire risultati affidabili. Occorre evidenziare che l'indagine sulla donna deve essere condotta sia mediante tampone cervicale che mediante tampone uretrale, esame quest'ultimo che non sempre viene prescritto, col rischio di false negatività. La Clamidia, infatti, può annidarsi anche solo all'interno dell'uretra femminile. Gli esami di laboratorio possono richiedere tempi lunghi per una risposta (3-7 giorni), e si può ricorrere all'immunofluorescenza diretta, con la quale si ricercano antigeni proteici di membrana dei corpi elementari direttamente nel campione, tramite anticorpi monoclonali marcati con fluoresceina. Il campione viene esaminato al microscopio a fluorescenza e il risultato si ottiene in meno di un'ora. Altre tecniche diagnostiche dirette: colturali, immuno-enzimatiche (ELISA), biologia molecolare.
ELISA, sia diretta, con la ricerca dell'antigene lipopolisaccaridico nelle urine (LPS), che indiretta.

Terapia


Si somministrano antibiotici come tetraciclina, doxiciclina ed eritromicina o le più recenti azitromicina e ofloxacina. La doxiciclina è efficace con cicli di 15-21 giorni (200 mg/giorno), intervallati da altrettanti giorni di riposo. A causa delle possibili resistenze all'antibiotico, che hanno cominciato di recente a riscontrarsi, si possono rendere necessari più cicli di terapia. Da recentissimi studi, pubblicati su PubMed, molto efficace risulta essere la prulifloxacina, antibiotico appartenente alla famiglia dei chinolonici di ultima generazione. La somministrazione deve avvenire con due cicli da 15 giorni intervallati da 15 giorni senza terapia.
Durante la terapia si sconsiglia l'assunzione di latticini, in quanto assorbono e depotenziano l'antibiotico. Inoltre l'uso prolungato di antibiotici può determinare l'insorgenza di candida intestinale, per cui può essere opportuno assumere contestualmente un antimicotico per attenuare i rischi. Durante la terapia, in ogni caso, devono essere evitati rapporti sessuali non protetti, anche se entrambi i soggetti sono in terapia, per evitare di renderla inefficace per reinfezione continua. Se si sono avuti rapporti orogenitali, deve essere data per scontata la possibilie localizzazione del germe a livello faringeo e quindi devono essere evitati contatti bocca-bocca e bocca-genitali per tutta la durata della terapia.